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Fibra ottica a casa, il percorso a ostacoli di chi abita nelle aree bianche. La nostra inchiesta sul piano BUL

Fibra ottica a casa, il percorso a ostacoli di chi abita nelle aree bianche. La nostra inchiesta sul piano BUL

Il piano Banda Ultra Larga sta finalmente cominciando a dare i suoi frutti e i comuni dei cluster C & D – le cosiddette aree bianche o a fallimento di mercato – che hanno visto chiudere i cantieri per la costruzione della rete di accesso in FTTH sono ora dell’ordine delle centinaia. Alla chiusura dei lavori dovrebbe seguire la fase di collaudo da parte di Infratel Italia, la società del MiSE che ha in carico l’esecuzione del Piano Banda Ultra Larga o più brevemente BUL, e quindi l’inizio da parte di Open Fiber, che ha in concessione la nuova rete, della commercializzazione wholesale agli operatori interessati. A causa dell’emergenza Coronavirus e per sveltire la possibilità per i cittadini di accedere ai servizi di connettività a banda ultra larga, Infratel Italia ha concesso eccezionalmente ad Open Fiber di aprire la commercializzazione anche senza il suo collaudo, ma la verità è che attivare una connessione FTTH nelle aree bianche per molti si sta rivelando essere una vera impresa ad ostacoli, con tempi di allacciamento molto più lunghi di quelli richieste nelle aree a investimento privato, anche di diversi mesi.

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Le attivazioni nei comuni completati sono ancora una percentuale risibile

Partiamo con qualche numero. Nel momento in cui scriviamo, Open Fiber dichiara di aver completato i lavori e aperto la commercializzazione in 830 comuni, portando la copertura in fibra ottica a 3 milioni di unità immobiliari. Vedremo più avanti nel dettaglio cosa significa esattamente nella pratica tutto ciò. I cantieri attualmente aperti nelle aree bianche sono invece attualmente oltre 2800, su un totale di 6232 comuni a piano per la copertura in FTTH. Open Fiber non rilascia il numero di utenze attivate, ma a fornirci il dato è Infratel Italia, che parla indicativamente di circa 8000 unità immobiliari allacciate nelle aree bianche alla data dell’8 settembre, su 400 comuni commercializzabili in deroga e 255 comuni con collaudo Infratel superato con esito positivo.

Era il marzo 2015 quando l’allora Governo Renzi annunciava l’istituzione del progetto BUL per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, portare la copertura ad almeno 30 Mbit/s al 100% delle unità immobiliari italiane.

Le utenze effettivamente attivate nelle aree bianche ammontano quindi ancora allo 0,27% rispetto al numero di unità immobiliari raggiunte dalla copertura della rete BUL comunicato da Open Fiber, una percentuale decisamente esigua. In parte ciò è sicuramente dovuto al fatto che si tratta per l’appunto di aree a fallimento di mercato in cui l’interesse per la connessione in fibra, vuoi per demografica della popolazione o per scarsa densità abitativa, è basso. Il meccanismo dei voucher di cui si è parlato nelle ultime settimane è stato concepito originariamente proprio per stimolare la domanda in queste aree. Ma c’è anche qualcosa d’altro.

Il peccato originale del piano BUL

Negli ultimi mesi abbiamo raccolto diverse segnalazioni e constatato in prima persona come effettuare un abbonamento a servizi di connettività su rete BUL non è così semplice, o meglio, ottenere l’attivazione della connessione in area bianca segue un percorso decisamente più tortuoso e pieno di imprevisti rispetto alle aree ad investimento privato. Nei forum specializzati, le segnalazioni di ritardi nell’ottenere l’allacciamento alla rete FTTH del piano BUL non mancano (con casi superiori ai 6 mesi), ma anche di impossibilità totale di attivare il servizio a causa di errori nella mappatura dei civici o nella realizzazione dell’infrastruttura pubblica.

L’architettura della rete realizzata per il piano BUL da Open Fiber: nelle aree bianche il Ripartitore Ottico di Edificio (ROE) non è installato negli edifici come nelle aree nere, ma rimane in strada. I lavori di allacciamento di un civico vengono svolti solo con la prima richiesta di abbonamento da parte di un privato.

Il tutto sembra essere ricondotto ad un peccato originale del piano BUL che, a differenza delle aree a investimento privato in cui usualmente opera Open Fiber, in fase di realizzazione della rete FTTH in un comune, non prevede l’allacciamento diretto alle unità immobiliari. L’”ultimo metro” della rete se così possiamo chiamarlo, infatti, come ci ha confermato Infratel Italia, è escluso dall’intervento pubblico e la realizzazione dell’ultimo scavo è a carico dell’operatore a cui l’utente richiede il servizio.

I lavori per la rete BUL finiscono con l’installazione del ROE nel tombino o su palo. Quando l’utente chiede l’attivazione del servizio va effettuato uno scavo da qui verso l’edificio.

Ciò comporta essenzialmente due problemi. Il primo è di tipo prettamente economico, perché il costo dei lavori (110 euro il prezzo di listino standard applicato all’operatore per il primo allaccio), che non è coperto dall’intervento pubblico, può venire in parte ribaltato dagli operatori sul cliente finale, che pagherà quindi un costo di attivazione più elevato rispetto ad un analogo abbonamento in area grigia o nera, con il paradosso che la rete pubblica alla fine costa di più al cittadino. Il secondo e più grave problema è che i nuovi scavi richiesti per l’attivazione, riaprono il difficile braccio di ferro con le amministrazioni comunali e provinciali per le autorizzazioni, una serie di passaggi burocratici che sono la principale causa dei ritardi accumulati dal piano BUL.

ROE (Ripartitore Ottico di Edificio) del Piano BUL su palo. In caso di richiesta di abbonamento, occorre portare la fibra da qui fino all’unità immobiliare.

La burocrazia è il principale ostacolo all’attivazione

Secondo Infratel Italia, mediamente lo scavo da realizzare per allacciare le unità immobiliari è di 17 metri e il codice di comunicazioni elettroniche prevede tempi limitati in silenzio assenso per il rilascio dei permessi del comune per la realizzazione. Open Fiber però puntualizza che se i Comuni non rispondono (entro 30 giorni, ndr), l’azienda può procedere con silenzio assenso. Ma se le amministrazioni rispondono non concedendo l’autorizzazione o chiedendo oneri non dovuti, come il ripristino del manto stradale, si apre una serie di rimpalli che porta all’inevitabile allungamento dei tempi. Di tutto ciò, l’utente normalmente rimane ignaro e in lunga attesa di una comunicazione da parte dell’operatore, che il più delle volte, almeno stando alle segnalazioni che abbiamo raccolto, tende a non aggiornare il cliente sulla situazione e i ritardi.

La realizzazione della micro-trincea (la sottile striscia grigia nell’immagine in alto) che collega il tombino BUL al cavidotto o altra infrastruttura che offre l’accesso all’edificio, è la principale causa dei ritardi nelle attivazioni degli abbonamenti nelle aree bianche.

Open Fiber non nasconde il fatto che lavorare nelle aree bianche sia più difficile: “In queste aree, quando il cittadino richiede l’attivazione, Open Fiber deve chiedere a vari enti (Comuni, soprintendenze, ecc.) l’autorizzazione a completare la tratta finale per portare la fibra all’interno dell’abitazione” ci ha comunicato la fiber company a cui abbiamo chiesto chiarimenti sulle difficoltà riscontrate dagli aspiranti clienti delle aree bianche. “Nel caso di comuni virtuosi, l’autorizzazione arriva in maniera celere e il processo di attivazione viene completato rapidamente. In altri casi, dove il processo autorizzativo è lento o vengono richiesti oneri non dovuti, l’attivazione richiede tempi più lunghi”. Curiosamente, interpellata sulla questione, Infratel Italia comunica che a loro non risultano differenze di tempi per le attivazioni dei clienti tra aree a investimento privato e aree bianche.

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Un’insidia ad ogni step dell’attivazione

Eppure i tempi non sono lunghi, sono lunghissimi. Non abbiamo chiaramente una visione completa del progetto BUL e generalmente le segnalazioni che si ricevono sono quelle di chi ha avuto un problema, difficilmente qualcuno ci scrive per dirci che è andato tutto bene. Nonostante ciò le storie in cui ci siamo imbattuti parlano di una vera e propria odissea. C’è chi ha aspettato 7 mesi tra rimpalli tra Open Fiber, Comune e Provincia per l’autorizzazione alla realizzazione della microtrincea di pochi metri per portare la fibra ottica da un lato all’altro di una strada. Stiamo parlando in genere di microscavi di 12 cm di profondità eseguiti in media in un paio d’ore. E la risoluzione dell’intoppo è arrivata solo grazie alla provvidenziale “conoscenza” in Consiglio Comunale che ha dato una mano.

Un CNO della rete BUL, l’armadio di strada della rete in fibra in cui avviene lo split degli alberi G.PON e da cui partono le fibre verso le aree di rilegazione.

Alle porte di Milano – le aree bianche sono ovunque, non solo in campagna -, un utente a tre mesi dalla richiesta di attivazione si è visto arrivare tre squadre di tecnici che per altrettante volte sono uscite solo per constatare che la fibra all’armadio di strada non ha segnale ottico, e ancora al quarto mese dalla stipula del contratto il servizio non c’è. Nello stesso comune, sono diversi i cittadini che a mesi dall’inizio della commercializzazione del servizio e dalla richiesta di contratto, attendono di essere contattati da parte dell’operatore scelto per l’attivazione. C’è chi dopo mesi di attesa per l’esecuzione degli scavi, scopre poi che la sua linea non può essere attivata perché la fibra ottica è spezzata in qualche punto lungo la tratta. Ma anche quando l’anelata fibra arriva in casa, possono esserci ancora ritardi o per la consegna del router o per l’attivazione “logica” del servizio: una segnalazione ci ha raccontato di disguidi tra operatore e gestore della rete che hanno lasciato per settimane il router impossibilitato ad accedere a Internet nonostante il segnale ottico fosse “forte e chiaro”. Poi ci sono i casi di chi non risulta coperto ma il civico adiacente sì, oppure chi, sfortuna nella sfortuna, oltre ad essere raggiunto solo in Fixed Wireless Access anziché in fibra, scopre al momento dell’attivazione che il ripetitore non è in visibilità e non può attivare il servizio. Del resto, l’esito dell’ultima consultazione di Infratel Italia sulle previsioni di copertura nelle aree nere e grigie da parte degli operatori, ha fatto emergere altri 3,6 milioni di unità immobiliari che da qui al 2022 non saranno coperte da alcuna tecnologia in Banda Ultra Larga, nuove aree bianche insomma.

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Ma chi riesce ad attivare il servizio gode

ll nostro racconto non vuole assolutamente sminuire l’importanza e la necessità di portare avanti il progetto BUL. Anzi, l’auspicio è che Open Fiber ed Infratel Italia smussino il prima possibile i processi di un progetto che è estremamente complesso. Come ci ha ricordato Open Fiber, c’è un motivo se nessuno ha investito nelle aree bianche: “realizzare un’infrastruttura nelle aree bianche è più complesso rispetto alle aree nere quasi per definizione. Sono aree in cui nessun operatore ha dichiarato interesse ad investire, perché realizzare un’infrastruttura in fibra è più complicato e meno redditizio”.  Un primo passo in aiuto al progetto è arrivato con il Decreto Semplificazioni, che ha introdotto una riduzione degli oneri burocratici per i lavori di installazione e manutenzione delle reti in fibra ottica. 

Speed Test effettuato in area bianca su rete BUL. I fortunati che riescono ad attivare il servizio possono contare sulla vera banda ultra larga.

Anche perché chi riesce ad attivare il servizio può contare su un’infrastruttura all’avanguardia, con una rete G.PON con un minore fattore di condivisione della banda che può garantire velocità medie di connessione superiori a quelle delle aree ad investimento privato. E in una fase in cui le attivazioni sono poche e le reti piuttosto scariche, la banda di 1 Gbit/s è praticamente assicurata. Lo strumento ufficiale per seguire lo stato di avanzamento del progetto BUL anche nel proprio comune rimane il sito web mantenuto da Infratel Italia, https://bandaultralarga.italia.it. Una volta aperta la commercializzazione, sul sito di Open Fiber è possibile controllare anche per le aree bianche, nella pagina di verifica della copertura, quali operatori offrono il servizio nel proprio comune. Ricordiamo che Open Fiber è un’azienda wholesale che offre i servizi agli operatori. Ogni richiesta relativa all’attivazione del servizio e sullo stato della propria pratica va rivolta all’operatore telefonico con cui si è stipulato il contratto. 

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